Come mai è accresciuta l’intollerabilità dei rumori da impianto?

Ridurre l'esposizione umana al rumore rappresenta un elemento fondamentale per la qualità dell'abitare ed un requisito igienico-sanitario dell'edificio che, alla luce delle norme in materia acustica, non è più una questione soggettiva legata alle differenti sensibilità e percezione del singolo individuo, bensì un valore tangibile e determinante per il benessere abitativo. Considerando oggi -nelle costruzioni moderne- un adeguato isolamento acustico dell’involucro di un edificio (ottenuto in abbinamento all’isolamento termico imposto dal DLgs 311/06), tendenzialmente quando si registrano le fonti di energia sonora all’interno di un’abitazione, si riscontrano bassi livelli di rumori di fondo. Ciò accentua la nostra sensibilità e -soprattutto nelle ore più tranquille- la percezione dei rumori interni all’abitazione diventa più significativa e, per certi aspetti, meno tollerabile. Ciò comporta una maggiore suscettibilità al disturbo con il conseguente degrado del livello di comfort. Tra gli elementi che maggiormente procurano questi disturbi vi sono gli impianti di scarico: tubazioni, apparecchi sanitari, cassette di risciacquo WC, sifoni.

Cosa dice la Legge oggi in Italia

Il concetto di requisito acustico è stato introdotto in forma generale in Italia con la legge quadro sull'inquinamento acustico n. 447 del 30 ottobre 1995 che, affidando a successivi decreti, leggi e provvedimenti l'attuazione delle prescrizioni, individua innanzitutto la figura del tecnico competente in acustica, quindi le modalità di certificazione delle caratteristiche acustiche dei prodotti e di progettazione delle costruzioni, ed infine indica come realizzare la classificazione del territorio ai fini acustici ed i metodi di controllo e di autorizzazione per edificare. Il D.P.C.M.  5/12/1997 relativo ai “requisiti acustici passivi degli edifici” classifica 7 categorie di edificio in funzione della destinazione d'uso.
Recquisti_acustici_passivi_DPCM.jpg Questo Decreto stabilisce l'isolamento acustico che devono garantire pareti divisorie e facciate, il livello del rumore da calpestio dei solai ed il massimo rumore ammesso per gli impianti operanti all'interno dell'edificio, suddivisi a loro volta in base al funzionamento continuo (caldaie, condizionatori ecc) o discontinuo (ascensori, impianti idrotermosanitari e scarichi). I limiti del decreto sono imposti in opera, quindi è indispensabile tenere in considerazione le reali prestazioni dei prodotti utilizzati, gli effetti derivanti dal loro inserimento nel particolare contesto edilizio e soprattutto l'accuratezza della posa che può essere determinante per il risultato finale.


Dal 2010 la qualità degli edifici si verifica con la classificazione acustica

Valori_Classe_Austica_UNI11367.jpg   Un ulteriore e importante passo verso la qualità acustica degli edifici come valido criterio di valutazione del mercato immobiliare è stato fatto con la pubblicazione, in data 22 luglio 2010, della Norma Tecnica UNI 11367 per la classificazione acustica. In sostanza, al termine dei lavori di costruzione, il tecnico competente in acustica esegue un'ampia serie di
misurazioni in opera certificando la classe di appartenenza di ognuno dei 5 descrittori di controllo del requisito acustico, indipendentemente dalla destinazione d'uso dell'edificio. Classificazione acquista maggiore peso il concetto che per raggiungere i migliori risultati è indispensabile un “attento controllo di tutte le fasi che convergono nel processo costruttivo: la progettazione, l'esecuzione dei lavori, la posa in opera dei materiali, la direzione lavori, le eventuali verifiche in corso d'opera”. In questo modo la classe acustica diventa un elemento tangibile di certificazione obiettiva e valutazione economica dell'immobile a tutela dell'acquirente e a vantaggio delle imprese di costruzione, dei progettisti e delle aziende produttrici che investono in qualità.


 

Le competenze e responsabilità sugli impianti tecnologici

Nel requisito acustico, la soglia prevista per gli impianti è molto severa e difficilmente ottenibile se non si persegue l'indispensabile connubio tra prodotti certificati nelle varie casistiche di funzionamento (parete di schermatura, portata del fluido, staffaggi, cambiamenti di percorso ecc.) e uno scrupoloso controllo della posa in cantiere. In questo ambito competenze e responsabilità degli operatori vengono enunciate dal D.M. n. 37 del 22/01/2008 “recante il riordino delle disposizioni in materia di attività di installazione degli impianti all'interno dell'edificio”. Per tutti gli impianti posti al servizio degli edifici, indipendentemente dalla destinazione d'uso, terminata la posa e verificata la funzionalità, l'impresa installatrice è tenuta a consegnare al committente la dichiarazione di conformità dell'impianto realizzato. Della dichiarazione fanno parte integrante la relazione con le tipologie dei materiali utilizzati nonché lo schema di realizzazione dell'impianto, a testimonianza di avere agito nel pieno rispetto delle indicazioni progettuali, della regola dell'arte e nel totale rispetto delle norme vigenti.  

Che cos’è il rumore nell’impianto di scarico?

Disturbi_acustici_rumori_abitazione.jpg Il rumore -energia sonora- si propaga attraverso due vie di trasmissione: una via DIRETTA (solida), determinata cioè da rumori da impatto come percussioni, vibrazioni, trascinamento; ed un via INDIRETTA (aerea). Nel caso di un impianto di scarico, l’energia sonora prodotta dai reflui durante il loro percorso all’interno delle tubazioni o degli apparecchi sanitari, si trasmette agli ambienti attraverso la struttura, secondo percorsi di propagazione, sia da impatto, sia aerei. Uno dei grandi problemi legati ai rumori (seppur provocati con discontinuità temporale) provocati dagli impianti di scarico, è che essi si generano all’interno di tubazioni che attraversano verticalmente ed orizzontalmente l’edificio, coinvolgendo anche appartamenti (ed inquilini) differenti. Quello che bisogna attuare è un isolamento acustico, cioè adottare una tecnica che consenta di ostacolare il passaggio di energia sonora impedendone la sua trasmissione dall’interno delle tubazioni di scarico all’ambiente domestico, interponendo tra i due elementi un mezzo fisico di separazione. Tendenzialmente, tale materiale, è di natura elastica per mettere in pratica il principio di “massa/molla”massa”. Pertanto la finalità dell'isolamento acustico consiste nel proteggere l'uomo dai rumori attenuandone o eliminandone la percezione sonora attraverso la dissipazione dell'energia sonora. Non solo le tubazioni fanno rumore. Collegati all’impianto di scarico avremo anche cassette di risciacquo dei vasi WC, lavandini, bidet, lavastoviglie, lavatrici: tutta una serie di apparecchi sanitari ed elettrodomestici che generano differenti tipologie di disturbi sonori.

Il ruolo dell’impianto di scarico idrico all’interno dell’edificio

Un impianto di scarico all’interno di un fabbricato può essere definito come l'insieme delle tubazioni destinate al corretto trasporto e deflusso delle acque usate derivanti dai servizi sanitari (bagni, cucine ecc.) e da apparecchi industriali e di laboratorio. Per assicurare un'efficace evacuazione del materiale trasportato, senza riflussi e diffusione in ambiente di fastidiosi rumori e odori sgradevoli, è molto importante curare la progettazione e la realizzazione del sistema di scarico. Per questo vanno valutati alcuni fattori fondamentali: la quantità scaricata e la contemporaneità di utilizzo degli apparecchi sanitari, la portata massima delle tubazioni, la velocità di scorrimento ed il necessario afflusso di aria ai condotti per evitare fenomeni di pressione e depressione. 

La cura durante la fase progettuale risolve molti problemi

Prima ancora di redigere il progetto dell’impianto di scarico, analizzarne le soluzioni e sceglierne i materiali, è necessario considerare la destinazione d’uso dell’edificio e le esigenze d’arredo. Questo significa trovare i giusti compromessi tra progettista, arredatore e committenza. Se consideriamo la colonna di scarico, come uno degli elementi dell’impianto più rumorosi, dovremo fare in modo che questa tubazione sia più lontana possibile da locali cosiddetti “delicati”, come camera da letto e soggiorno. Tanto meglio, da un punto di vista tecnico, se il passaggio di queste colonne verticali di scarico non è a contatto diretto con la struttura (incassato o annegato nella parete), ma attraversa i piani dell’edificio all’interno di un cavedio. In questo modo la tubazione di scarico sarà fissata alla parete tramite dei collari che -opportunamente insonorizzati- attenuano la trasmissione per via diretta dell’energia sonora prodotta all’interno della colonna durante la caduta dei reflui.

Come progettare correttamente un impianto di scarico?

Le indicazioni esposte prendono spunto dalla norma tecnica di riferimento -la UNI EN 12056-2:2001- e vanno intese come semplice guida orientativa per un dimensionamento di massima. Si raccomanda, quindi, di avvalersi sempre della normativa vigente che regola la materia nel nostro paese. Gli elementi che compongo l’impianto di scarico sono: l’unità di scarico – le diramazioni – le colonne – i collettori – la ventilazione. Vediamo uno alla volta la loro funzione ed il relativo dimensionamento.

L’unità di scarico secondo UNI EN 12056-2:2001

Per il dimensionamento degli impianti di scarico idrico il parametro base che si deve considerare è l'unità di scarico (US). Lo scarico di ogni apparecchio (lavabo, bidet ecc.), caratterizzato da una certa portata d'acqua e da una certa intensità di flusso, viene codificato, per semplicità di calcolo, con valori standard di unità di scarico. In questo caso l’unità di scarico (US) corrisponde alla portata convenzionale di 0,25 l/s.

Le diramazioni di scarico secondo UNI EN 12056-2:2001

Per favorire un rapido allontanamento delle acque usate evitando fenomeni di intasamento o sovrappressione nelle diramazioni orizzontali verso le colonne verticali, è bene prestare attenzione al numero massimo di unità di scarico (US) consigliate in funzione del diametro della diramazione e del sistema di ventilazione previsti. Mediante la somma delle portate dei singoli apparecchi si ottiene la portata totale che grava sulla diramazione, valore che verrà poi normalizzato con il coefficiente di contemporaneità, in funzione del tipo di utilizzo, per ottenere la portata di progetto e, di conseguenza, il diametro della colonna. Gli allacciamenti tra apparecchi idrosanitari, diramazioni e colonne devono tenere conto di alcune regole base:
  • la distanza tra l'ultimo apparecchio e l'innesto della diramazione con la colonna non deve essere superiore a 4 metri;
  • la curva tecnica dell'apparecchio deve avere una quota di dislivello, con la diramazione, compresa tra 5 e 100 centimetri;
  • la pendenza minima richiesta per le diramazioni varia in funzione della presenza e del tipo di ventilazione  e comunque non deve mai essere inferiore all'1% (1 centimetro di dislivello per ogni metro di tubo).

Le colonne di scarico secondo UNI EN 12056-2:2001

Il diametro di una colonna di scarico viene determinato in funzione della portata di progetto prevista che si ottiene dalla somma delle portate dei vari apparecchi sanitari provenienti dalle diramazioni, utilizzando la formula seguente:
QP = k x √∑US
dove:
QP = portata di progetto (l/s);
k = coefficiente di contemporaneità;
√∑US = somma delle unità di scarico (in l/s).
Calcolata la portata di progetto si può stabilire il diametro idoneo della colonna di scarico in funzione del tipo di ventilazione previsto, tenendo presente che tale diametro rimane costante per tutto lo sviluppo della colonna stessa fino al collegamento con il collettore. Appare evidente l'influenza, sulla capacità idraulica della colonna, del tipo di raccordo utilizzato per il collegamento con le diramazioni (braga a squadra di 87,5°, o braga ad angolo di 45°).

Regole fondamentali per la progettazione di colonne di scarico

  • in tutti i casi viene sconsigliato l'utilizzo di colonne di scarico con diametro inferiore a 110 mm quando a queste sono collegati dei vasi;
  • è assolutamente consigliato che il tratto di prolungamento della colonna al tetto, con funzione di sfiato, sia di diametro pari a quello della colonna stessa;
  • ridurre al minimo indispensabile i cambiamenti di direzione della colonna nel suo percorso verticale e, se inevitabili, realizzarli utilizzando due curve a 45° ed un tubo interposto di lunghezza pari a due volte il diametro usato;
  • in edifici fino a 3 piani nelle colonne di scarico dotate di ventilazione primaria si crea una zona di alta pressione all'altezza del piano più basso: gli apparecchi non devono essere collegati in questo tratto d colonna, ma devono essere allacciati al collettore orizzontale, possibilmente a non meno di 1 m di distanza dalla curva a piè di colonna;
  • in edifici con più di 3 piani nelle colonne di scarico dotate di ventilazione primaria la zona ad alta pressione può interessare i due piani più bassi: gli apparecchi di questi piani devono scaricare in una colonna a sé, collegata nella parte superiore con quella principale, per la ventilazione, e nella parte in basso al collettore, possibilmente distante dalla curva a piè di colonna.

I collettori di scarico secondo UNI EN 12056-2:2001

Per dimensionare il giusto diametro del collettore di scarico si ricorre alla quantità massima di acqua usata (in litri/secondo) che vi confluisce, tramite le colonne, in funzione della pendenza del collettore stesso. Va tenuto presente che, per evitare il deposito delle sostanze solide, la velocità di scorrimento all'interno del collettore non dovrebbe scendere sotto i 0,6 m/s.

La ventilazione negli impianti di scarico secondo UNI EN 12056-2:2001

Per ventilazione si definisce la porzione del sistema di scarico atta a regolare l'afflusso di aria nei vari tratti della rete per equilibrare le pressioni tra monte e valle del fluido in movimento ed evitare riflussi e diffusione negli ambienti di odori sgradevoli. Le tipologie di ventilazione possono essere di differente natura.
  • Ventilazione primaria diretta - Si realizza mediante il prolungamento della colonna di scarico, mantenendo il medesimo diametro, fino all'esterno, oltre la copertura dell'edificio, per l'afflusso di aria a colonna e collettore. È il sistema più diffuso perché economico e facile da realizzare.
  • Ventilazione parallela diretta - È una colonna destinata unicamente al passaggio di aria, installata parallelamente a quella di scarico ed a questa collegata in diversi punti, in funzione del numero di piani dell'edificio. Soluzione ideale per edifici a torre, soprattutto quando la colonna di scarico è soggetta a spostamenti lungo il suo percorso, perché garantisce maggiore afflusso di aria. 
  • Ventilazione secondaria - La colonna di ventilazione corre parallela a quella di scarico ed è collegata con questa in alto ed in basso, inoltre, in ogni piano, consente l'afflusso diretto di aria a singoli apparecchi (curve tecniche, sifoni ecc.) mediante diramazioni orizzontali ad essi collegate. Sistema piuttosto raro perché necessita di quantità importanti di tubi di diramazione e maggiori costi delle opere murarie ed è applicabile solo quando colonna ed apparecchi sono posti tutti sulla stessa parete.
  • Ventilazione indiretta o retro ventilazione - La colonna di ventilazione si posiziona lontano dalla colonna di scarico e vicino all'ultimo apparecchio della fila; le due colonne possono essere collegate alla sommità da un collettore di ventilazione. E' una soluzione consigliata in presenza di numerosi apparecchi posti sul medesimo piano, e gli ultimi della fila sono a più di 4 metri di distanza dalla colonna di scarico.
  • Ventilazione alternativa con valvole di aerazione - Secondo quanto previsto dalla UNI EN 12056, per assicurare il corretto apporto d’aria all’impianto di scarico, possono essere utilizzate delle valvole di aerazione conformi alla norma EN 12380. La VALVOLA di AERAZIONE garantisce un controllo attivo della pressione dell’aria all’interno della colonna di scarico evitando la fuoriuscita di cattivi odori. Si tratta di una soluzione estremamente interessante perché di rapida applicazione, economica e funzionale a risolvere eventuali problematiche di passaggio delle tubazioni adibite alla ventilazione tradizionale.